mercoledì 14 agosto 2013

La Violenza nei fumetti.

Oggi con questo breve articolo mi sbilancierò molto su mie opinioni personali, del tutto opinionabili e ampiamente discutibili, ma pur sempre opinioni di cui sono convinto.


Un fumetto fa venire il mal di stomaco per la crudezza e la cattiveria di certe scene automaticamente è un capolavoro?

Sembra di sì a sentire tanti, sembra che anche con una trama banale e altre caratteristiche poco riuscite un fumetto possa guadagnarsi l' apprezzamento del pubblico solo grazie alla violenza e la cattiveria; sembra quasi che chiunque sa inquietanti e colpirti attraverso la rappresentazione più raccapricciante di scene di per se tristi o pesanti sia un genio.



Io non sono d'accordo.

Prendiamo un capolavoro ampiamente conclamato: Devilman. Devilman è una storia che resta indubbiamente impressa nel lettore, una storia che fa riflettere, una denuncia all' umanità intera, ma se la guardiamo da un punto di vista più tecnico Go Nagai ha semplicemente fatto un fumetto cattivo e violento, l' ha riempito di scene ai limiti del sopportabile, di quanto di peggiore ci sia e grazie a questo ha creato quello che viene definito il suo capolavoro.

Ma perché Devilman viene acclamato dai più? Non per il messaggio di denuncia contro l' umanità ma semplicemente perché è un pugno sullo stomaco. Io, francamente, non lo capisco il fascino dei pugni nello stomaco.

Con questi discorsi non voglio criticare l' opera di Nagai o altre opere simili, ma voglio solo sostenere la mia idea ovvero che con storie tristi, pesanti, con scene violente e drammatiche è di gran lunga più semplice colpire il lettore (o spettatore/giocatore che sia). Sì rappresentare la morte violenta di un innocente sarà sempre più di impatto della stessa scena non mostrata ma non per questo l' autore della storia più cruda è un genio.

Trovo molto più difficile coinvolgere e far ridere il lettore che colpirlo attraverso scene assurdamente crude, e trovo indubbiamente più difficile commuovere qualcuno senza scene realmente tristi che sbandierare una situazione di per se tristissima e portarlo alle lacrime per essa.

Sarebbe un discorso complesso e articolato, non dico che le scene forti non dovrebbero mai esserci, la succitata opera di Nagai non sarebbe la stessa senza certe parti, ne 300 lo sarebbe senza morti, ne Watchmen sarebbe perfetto senza le sue tavole finali più pesanti. Dico semplicemente che non ha senso acclamare qualcosa come capolavoro SOLO perché durante la lettura fa venire mal di pancia per le scene pesanti, perché c'è che riesce a colpire, a commuovere e a fare riflettere la gente senza per forza ricorrere al sangue o ad eventi catastrofici, c'è chi riesce ad affrontare temi profondi con una delicatezza senza pari.
Chi mette solo sangue e violenza, chi mette solo tristezza e inquietudine in un opera forse non è un genio come molti pensano, perché in tantissimi sono capaci di pensieri disturbanti, scene tristissime, ma davvero pochi sanno coinvolgere e commuovere in altri modi!

Non dico che le opere violente e pasanti siano tutte sopravvalutate ma che fin troppo spesso lo sono i loro autori. Basta mettersi mezz'ora per pensare a decine di possibili storie strazianti, l' abilità dell autore si vede da altro.
Parlo di opere comunque belle, acclamate però forse troppo per il fattore mal di pancia, non come Sacro Terrore di Miller che più di essere un pugno sullo stomaco è un calcio tra le gambe.


ne parlero' probabilemnte..

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